St. Antonio di Gerso

Condividi su:   Facebook Twitter Google

L’oratorio, lambito sul fianco orientale dalla via Selva a carico veicolare imponente e continuo nei due sensi, si accosta verso nord a una modesta casetta, separata solo da un esiguo spacco, verso sud a una costruzione analoga per carattere architettonico con uno slargo che fa da sagrato e da un po’ di verde sul lato della sagrestia.

E’ frutto di una volontà testamentaria espressa da un Pietro Solaro di Gerso, ricco mercante di lana in Venezia.

Nel testamento datato 5 novembre 1655 si precisava che la chiesuola dovesse essere dedicata a Sant’Antonio da Padova.

L’edificio, di proporzioni modeste, ma di aspetto dignitosamente corretto, fu terminato nel 1670. Ha una tipologia ad aula rettangolare e conseguente volumetria Parallelepipeda con copertura a capanna.

Pietro Solari

Pietro Solari

Di gradevole aspetto la facciata d’ingresso timpanata, incorniciata sul perimetro da un leggero gioco d’ombra. Il portale, leggermente modanato, inquadra un portoncino ligneo, e una finestra in asse quasi a contatto con la guscia orizzontale che fa da base al timpano, irradia luce in abbondanza nella sala.

In origine al volume primario (quello dell’aula) era annesso quello della sagrestia: per esigenze di viabilità venne demolito negli anni 1934/35 e ricostruito sul lato opposto.

Questo intervento insieme ad altri apportati nell’interno e nell’esterno ha sicuramente falsato l’aspetto originario. Lo spazio interno è chiaramente definit in due parti: la navata coperta con volta a botte (lo spazio con i fedeli) e la sagrestia, divisi da una iconostasi (la parete che porta il primitivo affresco) a due fornici posti ai lati dell’altare. L’icona è contornata da una cappella decorata con baldacchino a cuspide.

La decorazione plastica è parca e limitata a tramature modanate che ombreggiano le pareti.

Il fatto che nell’oratorio di Gerso, costruito fra 1655 e 1670 grazie ad un lascito di Pietro Solaro, sia raffigurata la Santa fondatrice dell’Ordine delle Clarisse non deve assolutamente stupire: infatti come avviene per la patrona di Massagno, Santa Lucia, il nome di Santa Chiara viene invocato nel significato di “per vedere chiaro”.

St. Antonio da Padova

St. Antonio da Padova

Santa Chiara è perciò colei che protegge i ciechi e coloro che hanno problemi di vista in genere.

Nel nostro caso è rappresentata secondo l’iconografia classica che la vuole in età giovanile, vestita con l’abito francescano, reggente fra le mani l’ostensorio. La tela si presenta in buono stato di conservazione.

Nel complesso della raffigurazione prevalgono i colori scuri, che contornano l’unico punto di lue, che è identificabile nel volto della Santa. Particolare cura è data alla resa delle mani e alla minuzia con cui è raffigurato l’ostensorio, che assieme al volto costituisce il punto focale della tela.

fonti: Vecchio, Caro Massagno (edito a cura della Pro Massagno, 1982); Arte a Massagno – Il patrimonio pubblico nel comune (pubblicazione del Comune di Massagno)