St. Lucia

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La nuova chiesa ha sostituito una precedente Santa Lucia, una chiesetta con campanile, demolita nel 1931.

la vecchia chiesa parrocchiale

La vecchia chiesa parrocchiale su via San Gottardo

La precedente chiesa di Santa Lucia era stata costruita attorno al 1530 e il campanile venne aggiunto nel 1620. A partire dal 124 tale chiesa venne arricchita da una piccola reliquia della Santa, che la comunità massagnese ricevette tramite il cav. Giambattista Castoreo, patrizio lucernese e cancelliere del Nunzio Pontificio a Lucerna.

Il vescovo di Como Mons. Carafino così la definiva: “Questo oratorio è così elegante che ci vorrebbe la penna di Cicerone per darne una descrizione che risponda alla sua bellezza”. Una fotografia dell’epoca ce la ricorda con una inquadratura che condensa i suoi aspetti esteriori volumetrici e formali.

Dopo la demolizione si diede inizio alla costruzione della nuova parrocchiale, progettata dagli architetti Alberti e Giovannini. Il vescovo Mons. Bacciarini il 29 giugno 1931, giorno dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, benediceva la pietra con la pergamena, e Mons. Alfredo Noseda, Vicario della Diocesi, la dichiarava aperta al pubblico il 29 giugno 1932.

La chiesa attuale è caratterizzata da un impianto di tipo basilicale a unica navata con abside semicircolare e campanile staccato sulla sinistra. L’ampia zona presbiteriale è preceduta sui due lati da due cappelle: del Santissimo sulla destra e dell’organo sulla sinistra.

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Bivio via San Gottardo negli anni 30′

Due cappelle semicircolari, rispettivamente dedicate alla Madonna sulla destra e al battesimo di Cristo sulla sinistra, modellano in facciata l’angol d’ingresso. L’aspetto architettonico generale ricalca un tema costruttivo e decorativo romanico basato sul tanto pieno, sulla robustezza dei paramenti murali, sulle aperture strombate, strette e arcuate. Dominante decorativa plastica gli archetti pensili che modellano i sottogronda e i frontoni. I progettisti hanno attinto al romanico in generale e a quello dell’alto Ticino in particolare.

I materiali costruttivi che connotano all’esterno l’intero edificio culturale sono il granito e lo gneiss granitico di toni grigi che conferiscono all’insieme una nota monocroma. E’ una costruzione che definirei neoromanica, esasperata dalla regolarità, dalla precisione dell’impianto murario e dalle decorazioni plastiche che rendono l’edificio altamente perfezionistico e forse un po’ privo di quella poesia della quale il romanico autentico è pervaso: in particolare le vibrazioni dell’impianto murario, le invenzioni decorative e scultoree diversificate, gli aspetti simbolici sono sostituiti da una voluta ripetitività timbrica degli elementi formali.

La facciata principale a capanna porge su un sagrato forse un po’ esiguo rispetto alla grandiosità dell’edificio, accessibile da un imponente scaolne che la fa dominare dall’alto. Un portale strombato, sormontato da un finestrone arcuato tamponato a traforo, emerge dal contesto. Il grigio monocromo dell’esterno fa contrasto e gioca in contrappunto con uno spazio interno caratterizzato da pareti nude, chiare, da una copertura con cinque volte in mattoni rossi scandite da risalti plastici, e da un pavimento in marmo: fondo in botticino e inserti in rosso di Verona e verde serpentino.

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Vista lontana attraverso la vegetazione di St. Lucia

L’iniziale aspetto spoglio della chiesa venne raddolcito da interventi posteriori. Da ricordare i più significativi: la cantoria (1940) su progetto dell’arch. Alberti, ubicata sopra l’entrata, austera su colonne di marmo, e la ristrutturazione della zona presbiteriale (1969) opera dell’arch. Alberto Finzi. Questo secondo intervento più marcante a sicuramente influito positivamente sull’aspetto spaziale e di luce.

Vennero aperte le cinque finestre cieche e una nuova luce, che filtra garbatamente dalle vetrate di Fra Roberto, animò la zona presbiteriale che assunse nuovi rapporti e nuove connotazioni. Gli scalini acquistarono una nuova posizione e l’eliminazione della balaustra diede un nuovo fiato al presbiterio.

Tolto l’altare barocco-neoclassico, fu creato un nuovo arredo liturgico: la mensa in marmo con i simboli degli Evangelisti, l’ambone con il simbolo del pesce, la croce con il Cristo, la vasca battesimale e gli scranni per gli officianti.

L’opera – attualmente in buono stato di conservazione – dovrebbe essere stata eseguita fra 1529 e 1578.

Orientativamente sembra ipotizzabile una data attorno alla prima metà del XVI secolo, che permette di parlare di un seguace del Luini, che avesse presente le due “Adorazioni dei Magi” di Como e di Saronno, del secondo decennio del secolo, entrambe vicine a quella di Massagno per l’impostazione ed iconografia, ma che la superano per stile d’esecuzione.

statua St. Lucia

Statua di St. Lucia

Nel corso dei secoli l’affresco, che originariamente si trovava nel demolito oratorio di Santa Lucia, dovette essere sottratto alla vista del pubblico per un lungo periodo a causa della tela dedicata a Santa Lucia, che lo ricopriva.

Solo nel 1851 l’affresco dovette essere strappato e posto su tela, come attestano due documenti, e reso così nuovamente visibile ai fedeli.

L’opera viene citata per la prim volta dal Rahn nell’ambito della sua ricerca sui dipinti del Rinascimento nella Svizzera Italiana. Successivamente viene ripresa dallo Suida, che nel 1932 la inserisce fra le più interessanti pitture murali del Rinascimento appartenenti al Canton Ticino.

Un immediato raffronto iconografico e stilistico per l’affresco di Massagno lo si ha con “l’Adorazione dei Magi” della Cappella del Simulacro nel Santuario della Beata Verine di Miracoli a Saronno, un affresco iniziato attorno al 1525 e sicuramente attribuito a Bernardino Luini.

Nell’affresco brianteo – come in quello della nostra parrocchiale – risulta essere accentratrice la figura della Vergine, rappresentata con leggeri veli di colore azzurro. A Saronno, come a Massagno, inoltre il paesaggio e gli animali raffigurati sono estremamente vicini alla realtà, a dimostrazione della chiara provenieza da un ambiente culturale strettamente lombardo.

Quella di Saronno, benché più decorativa, espansa nelle dimensioni e più folcloristica, grazie anche alla presenza delle fantastiche giraffe sul fondo, è a sua volta estremamente affine alla tela dell'”Adorazione dei Magi” del Duomo di Como, datata al 1525 e di mano di Bernardino Luini. Rispetto alle due opere sicuramente eseguite da Luini, l’affresco di Massagno mostra una minore cura nell’esecuzione dello sfondo paesaggistico, dove elementi vegetali ed animali vengono rappresentati in scala nettamente minore rispetto alle figure in primo piano. Per quanto riguarda inoltre i volti dei personaggi centrali e i dettagli degli abiti, si vede come l'”Adorazione dei Magi” di Massagno segna di più una maniera e raggiunge minori effetti luministici rispetto alle due opere sopraccitate.

vetrata St. Lucia

Vetrata di St. Lucia

La pala manieristica, collocata nella prima cappella laterale a destra, sull’altare barocco in marmo, è in buono stato di conservazione, grazie al restauro dell’Abbiati avvenuto attorno al 1931.

Il dipinto è caratterizzato da una grande intensità di luce, che fa risaltare le parti dominanti all’interno di una composizione alquanto semplificata.

L’esecutore – un probabile artista del luogo – fa dei chiari riferimenti al naturalismo lombardo e alla pittura cremonese della fine del 1500.

Di quest’opera di scuola lombarda si è recentemente occupata Federica Bianchi nell’ambito della mostra dedicata dal Museo Cantonale d’Arte di Lugano a Pier Francesco Mola.

Federica Bianchi data l’opera fra 1630 e 1636 in base alle notizie documentarie relativ alla costruzione della Cappella dell’Annunciazione nel’antico oratorio di Santa Lucia, demolito nel 1931.

fonti: Vecchio, Caro Massagno (edito a cura della Pro Massagno, 1982); Arte a Massagno – Il patrimonio pubblico nel comune (pubblicazione del Comune di Massagno)