LETTERA DEL PARROCO – PASQUA 2018

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PASQUA: cuore della nostra fede, fonte della nostra vita

Cosa ci dice di buono la Fede per la nostra vita in questo mondo?

Cari fratelli e sorelle in Cristo,

negli scorsi giorni ho incontrato una giovane coppia che si prepara al matrimonio. Lui ha frequentato anche scuole cattoliche. Nel dialogo molto ampio, per fare conoscenza, mi hanno colpito due loro frasi.

Lui ha detto: “Ecco, riconosco di non essere tutte le domeniche in chiesa. Però apprezzo molto i suoi simboli e le idee della Chiesa.” Lei, andando avanti a parlare della vita, dice: “Ma mi faccio tante domande a proposito di tutto il male e dolore che c’è nel mondo. Ma perché Qualcuno lascia che ci sia? Mi fa problema.”

Penso che queste due considerazioni siano piuttosto diffuse.

Confondere fede con religiosità

La prima: guardare al Vangelo, a Cristo Gesù, ai gesti che la Chiesa compie, in particolare i sacramenti, come a realtà simboliche, rappresentazioni narrative di cose più vere ed importanti che stanno dietro: i VALORI, oggi spesso invocati anche nei discorsi pubblici, soprattutto con l’aggettivo NOSTRI. Per cui noi cristiani appariamo come dei nostalgici, attaccati a queste rappresentazioni tradizionali che sono considerate dai più come superate, infantili, inutili. Gesù considerato come un personaggio mitologico, il Vangelo come un libro di morale all’antica, i sacramenti come i riti di iniziazione tribali. Folclore. “Noi moderni possiamo farne a meno! Oltre tutto la morale del Vangelo contiene elementi culturali contrari alla parità dei diritti. Gesù va bene come maestro ed esempio grande di amore. La sua passione come indicazione ultima che l’amore del prossimo è il valore supremo per il quale vivere e morire.

Ma quanto dice sul matrimonio, sulla verità, sul perdono, sui soldi… beh ci possiamo regolare con altri criteri.”

Il numero crescente di persone che si professano senza religione e senza credo è sintomo e conseguenza di questo giudizio. Purtroppo ci sono anche tanti che si dichiarano cattolici, che però condividono nella sostanza questo giudizio che svuota la realtà del cristianesimo. Per loro Gesù è un nome. I sacramenti un rito bello per benedire la vita del figlio o della coppia. Belli se trasmettono belle emozioni. Ma che non incidono sul quotidiano che ciascuno deve gestirsi da solo come può e come riesce.

La Chiesa e i cristiani vanno bene se insegnano “l’amore del prossimo” inteso come azione sociale acritica. Una specie di ONG senza cervello che “aiuta chi sta male”, ma che non si occupi di parlare di giustizia e ingiustizia, di peccato e di valori non negoziabili.

Confondere Dio con un supereroe

Quanto alla sofferenza e al dolore che c’è nel mondo, è un argomento in cui tutti inciampiamo prima o poi. È un argomento di rimprovero e di accusa alla fede nel Dio del Vangelo. “Se Dio è buono, il male non dovrebbe esserci nel mondo. Se c’è il male è segno che o Dio non esiste, o Dio non è buono!” Si immagina un Dio che sia come il genio della lampada di Aladino. Pronto ad intervenire e a soddisfare tutte le esigenze, a trarre da ogni impaccio.

Ma è questa la fede cristiana? Sono questi i sacramenti? È questo Gesù Cristo? Certo che no!

L’immagine un po’ enigmatica di Apocalisse 5,6

A molti piace poco, a tutti suscita interrogativi il dipinto dell’abside della nostra chiesa di santa Lucia. Fra Roberto nel 1974 volle rappresentare un versetto fondamentale nel capitolo 5 del libro dell’Apocalisse. Che dice: 6Poi vidi, in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dagli anziani, un Agnello, in piedi, come immolato; aveva sette corna e sette occhi, i quali sono i sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.”

San Giovanni stava contemplando le visioni. Aveva appena visto un angelo che aveva tra le mani un rotolo scritto dentro e fuori, cioè il rotolo che contiene la rivelazione totale, la spiegazione del senso della vita. Ma ecco che il rotolo è completamente sigillato, ha sette sigilli, e nessuno né in cielo, ne sulla terra, né sotto terra è capace / degno di rompere i sigilli. Il che vuol dire che non c’è alcuna delle divinità antiche, celeste, terrestre o infernale, capace di dare la spiegazione ultima sul senso della vita e della storia.

Ma ecco che appare un Agnello, in piedi, come immolato È in piedi come il Cristo risorto, vittorioso. Ma come immolato, come il Cristo risorto che mostra le piaghe delle mani e del costato a san Tommaso.

È l’onnipotente (sette corna) e onni sciente (sette occhi). SOLO LUI è in grado di rompere i sigilli e dare la spiegazione del contenuto.

Dietro al simbolismo c’è il nocciolo dell’annuncio pasquale, il kerigma.

L’uomo Gesù di Nazaret che è stato crocifisso, in realtà è il Figlio di Dio fatto uomo che ha donato sé stesso in sacrificio di salvezza prendendo su di sé tutto il male e il peccato degli uomini e della storia. (At 2,22-24)

Ora Egli è risorto e vittorioso. Il suo amore divino trasforma il dolore e la morte in via di vita e salvezza! Chi crede e si affida a Lui con sincera umiltà, cioè con cuore pentito e confessando il proprio peccato, passa da more a vita, dal peccato alla santità. (v. At 2,36-39)

Gesù, morto per i nostri peccati e risorto per la nostra salvezza, non è un simbolo! È LA REALTÀ. Là dove tutta la storia si condensa, è abbracciata da Dio e agganciata a Lui, l’eterno vivente. La misura di quanto noi siamo vivi, è la misura di quanto ci siamo lasciati agganciare da Lui! Quanto più siamo staccati da Lui, autonomi, auodeterminati, soli, indifferenti, tanto più siamo vani, vuoti, quasi morti … quasi dannati (v. Lc 16,19-31; Lc 12,16-21)

Quanto più invece ci lasciamo abbracciare da Lui credendo al Vangelo e lasciandoci invadere da Lui che ci stringe a sé attraverso i sacramenti, tanto più siamo vivi, reali, santi… (Gal 2,19-20; At 2,38; Rm 6,3-11; Gal 3,27).

Lo si vede dai frutti: una vita feconda di amore, una vita che è dono di sé, una vita luminosa e “buona” (come amava definirla papa Benedetto XVI)  e non “buco nero” che assorbe e annienta consumando ogni cosa con la quale entra in contatto, come succede nel mondo con gli avidi, gli egoisti, i megalomani, quanti sono pronti a inginocchiarsi davanti al principe di questo mondo per goderne i favori (Lc 4,5-7).

Fratelli e sorelle, la Pasqua ci è data perché la nostra vita sia sempre più unita al Vivente! Egli assume e offre ogni dolore umano. Uniamoci a Lui offrendogli le fatiche quotidiane. Poco a poco Lui ci renderà capaci di offrirgli tutto per essere totalmente uniti a Lui nei Cieli.

Santa Pasqua a tutti. Don Paolo

24 marzo 2018, parrocchiamassagno